L'edificio Sacro
L’edificio oggi visibile è frutto di recenti restauri che ne hanno ristabilito le forme settecentesche. Nel corso dei lavori e degli scavi archeologici è attestata l’esistenza di tre fasi costruttive, a partire dal periodo medioevale.


L’attuale facciata è spartita da quattro lesene d’ordine tuscanico, con finestrone a mezzaluna; la base, arricchita da un ulteriore rivestimento ad intonaco che evidenzia il paramento murario superstite, è forata da un portale lapideo; il cornicione è sormontato da un frontone triangolare con oculo centrale e, al colmo del tetto, è collocata una trifora campanaria lapidea.

L’interno è sobrio e lineare: nella navata (13x8m ca.), sul muro di sinistra accanto all’entrata, un’epigrafe lapidea a caratteri dorati (76x155 cm), dettata dall’arcivescovo Bommarco, ricorda che nell’anno 1995 il sacello dedicato alla Vergine Maria e a San Marco, è stato riportato all’antico splendore per volontà dei fedeli mossesi e solennemente intitolato a Maria Regina dei Popoli dall’arcivescovo Bommarco e da don Mauro Belletti, arciprete di Mossa.

Presso il portale sussistono due arredi superstiti, provenienti dalla chiesa di Sant’Andrea della Zenta di Mossa: un’acquasantiera da muro in marmo nero (10x30 cm) e una pila dell’acqua santa in marmo grigio screziato (100x67 cm) che reca ben visibili, sul bordo della coppa, i segni della devastazione bellica.
La pila è sormontata da una statuetta (52x10 cm) scolpita da Silvano Bevilacqua nel 1995: raffigura San Marco benedicente con il modellino della chiesa e il leone marciano che stringe il Vangelo tra le zampe.

Nel lato sinistro troneggia la statua di San Giovanni Paolo II, a ricordo della sua visita apostolica all’arcidiocesi e alla Regione Friuli Venezia Giulia.

Presso il lato destro dell’arco santo è stato collocato un organo donato da don Maurizio Qualizza in occasione del suo trentacinquesimo di sacerdozio ed inaugurato nella vigilia dell’Ottava di Pasqua del 2017. Lo strumento, costruito nel 1980 da Gerhard Böhm (1926-2016) di Gotha, è un positivo meccanico a cinque registri, revisionato da Francesco Zanin di Codroipo, con fronte lignea abbellita da intagli di Franco Sartori.
 Dietro l’organo, è appeso un Crocifisso del XX secolo, attribuito ad un intagliatore della Val Gardena.

Il presbiterio (750x480 cm ca.) presenta due nicchie sul muro di fondo, alcuni lacerti del tessuto murario antico, in calcare ed arenaria lasciati a vista, e tracce di affreschi; sopra il cornicione si aprono due finestroni a mezzaluna e sei unghie.

Il vano è dominato dall’altar maggiore: conservato in condizioni precarie, fu gravemente compromesso dal crollo della bifora campanaria e da atti di vandalismo. Dopo il restauro, si presenta elevato su due gradini con paliotto neutro e piedritti con tondi in marmo rosso di Verona e poligoni in breccia. L’alzata è decorata con inserti geometrici in marmo rosso, nero e in breccia, così come la cornice della nicchia che ospita una copia della venerata statua della Madonna con il Bambino realizzata da Giorgio Burgnic nel 2006.

Le colonne originali sono state asportate e, al loro posto, si elevano due lesene nere coronate dai pochi frammenti del fastigio, ad arco spezzato, in pietra d’Aurisina: al centro è collocata una croce astile datata al XVII secolo. Sulla mensa poggia un tabernacolo proveniente dalla cappella dell’Asilo di Mossa delle suore scolastiche di Nostra Signora).
Sulla destra si apre il passaggio alla sacrestia in cui si conservano i tanti apparati liturgici di cui è stato dotato il santuario il santuario e un grande ex voto, opera della scuola di mosaico di Spilimbergo.

Per quanto riguarda le campane, infine, i documenti d’archivio riportano che, nel 1927, la ditta Pietro Colbachini di Bassano, su ordine del Commissariato per le riparazioni dei danni di guerra di Treviso, fuse tre campane: la grande (96 kg, mi4), la mezzana (46 kg, sol#4) e la piccola (39,5 kg, la4), poste in opera il 17 settembre 1929 e perdute dopo la seconda guerra mondiale. Nei fornici della nuova vela campanaria, sovrastata da un cartiglio su cui sono traforate a giorno la lettera B (iniziale di Giovanni Blanch che donò la croce) e la data della donazione (1992), sono poste tre campane:

la grande (re4, 150 kg, Ø 64 mm)

la mezzana (mi4, 110 kg, Ø 56 mm)

la piccola (fa#4, 75 kg, Ø 50 mm)

LA STATUA

La nicchia dell’altar maggiore ospita una copia della venerata statua della Madonna con il Bambino realizzata da Giorgio Burgnic nel 2006.

Durante la visita alla chiesa campestre dell’aprile 1570,  il delegato apostolico Bartolomeo da Porcia registrò fra l’altro la presenza, nell’abside, di un buon altare con crocifisso al vertice e, al centro, una statua lignea raffigurante la Santissima Vergine, descritta come “bellissima” e “ben dorata”.

Si tratta, certamente dell’esemplare tuttora esistente, attribuito alla scuola tolmezzina del XV secolo, conservato nella chiesa arcipretale di Sant’Andrea di Mossa.

Quest’opera in legno intagliato, dorato e dipinto, per le sue caratteristiche e proporzioni, per il senso di sicurezza e di fede profonda che riuscì a trasmettere in passato, suscitando una particolare venerazione, può essere ritenuta senza dubbio tra le espressioni artistiche più alte del tardo Medioevo friulano.

L’immagine della Madonna del XV secolo della scuola di Domenico da Tolmezzo che presumibilmente ha sostituito l’immagine più antica.

LE RICOSTRUZIONI

L’edificio oggi visibile è frutto di recenti restauri che ne hanno ristabilito le forme settecentesche.  Nel corso dei lavori e degli scavi archeologici è attestata l’esistenza di tre fasi costruttive, a partire dal periodo medioevale.

Nelle immagini alcune tappe salienti della ricostruzione.


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